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>>Stiamo forse attraversando quel “caos sistemico” di cui parlava un po di tempo fa l’economista Giovanni Arrighi?

Christine Lagarde ha annunciato: “L’outlook sulla crescita globale prevede qualcosa in meno a quanto abbiamo anticipato soltanto tre mesi fa”. Mario Draghi proprio ieri ha aggiunto: “C’è un indebolimento della crescita in tutta l’area euro, anche in quei Paesi che prima continuavano a crescere”. Quindi le perplessità sulla risoluzione della crisi dell’euro e della crisi economica a livello globale continuano a crescere. Ora cominciano a preoccupare anche i paesi che fino adesso avevano resistito al “contagio” della crisi: infatti il rallentamento dal punto di vista economico riguarda anche i Brics (Brasile, Russia, India e Cina), ossia i grandi mercati emergenti.

Stiamo forse attraversando quel “caos sistemico” di cui parlava un po di tempo fa l’economista Giovanni Arrighi?

In uno dei scenari possibili sul futuro ordine economico mondiale Arrighi teorizza la fine dell’egemonia statunitense a cui seguirà una fase di caos sistemico nel quale nessuna superpotenza economica riuscirà a prendere il posto egemonico che fino a poco tempo fa hanno occupato gli Stati Uniti. Questo segnerà forse la fine del capitalismo e conseguenze molto gravi per tutta l’umanità. Si riporterebbero indietro di secoli le lancette del sistema storico, del mondo in cui viviamo

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>>Una vera e propria rivoluzione culturale

Il surriscaldamento globale è causa dell’aumento degli uragani, delle tempeste, della maggiore quantità di precipitazioni ed di altro ancora.

I danni portati da eventi catastrofici legati ai cambiamenti climatici sono ingenti e nonostante questo i vari governi del mondo spesso non si trovano d’accordo sulle politiche ambientali.

Nel momento attuale di crisi economica si potrebbe puntare sulla conversione ecologica per rilanciare la domanda, la crescita e l’occupazione. Si stimano milioni di posti di lavoro in più per l’uso delle energie alternative. In molti paesi come gli Stati Uniti e la Germania si sta già tentando di dare un avvio a politiche di questo genere: sono però tentativi e sforzi lievi rispetto a ciò che si potrebbe realmente fare. Inoltre ci sono i paesi dove la conversione ecologica è a livelli minimi.

Quest’ultima insieme ad altri lavori infrastrutturali che paesi come l’Italia necessitano potrebbero fare parte di un vasto programma(keynesianamente parlando) della “spesa pubblica buona” atta a rilanciare la domanda.

Tutto ciò dovrebbe essere quel “green deal” di cui già si parla da tanto tempo.

La conversione ecologica dovrà instaurare una vera e propria rivoluzione culturale, un cambio di mentalità da tempo fossilizzate: abbiamo rovinato il pianeta in cui abitiamo con le nostre stesse mani e sarebbe ora di cominciare a fare qualcosa per salvarlo


>>Come si cambia con la crisi economica…

Camminando in città si vedono cose che prima non c’erano…

Sui balconi, piccoli o grandi, si vedono vasi con pomodori, basilico, rosmarino e tanto altro.

Non solo sui balconi: anche sui terrazzi si intravedono mini-orti, se così li possiamo definire, che prima non c’erano.

La crisi economica ha generato “nuovi agricoltori casalinghi”.

La necessità aguzza nuove attività che prima erano considerate solo hobbies.

Inoltre molta più gente di prima si reca dal fruttivendolo per fare la spesa e si vedono tante biciclette che prima non si vedevano. Quindi la crisi economica sta anche generando uno stile di vita e un regime alimentare più sani. Forse tante cose, viste prima solo in serie-tv postapocalittiche non sono più fantascienza ma sono diventate realtà, vera e tangibile.

Fare la spesa è diventata una attività complessa e metodica: alla ricerca del risparmio, alla ricerca dell’ultima offerta…

Nuovi modi di consumare sono all’orizzonte, è un mondo che cambia per necessità di cose.

Lo stare in casa “forzato”, il non poter uscire più spesso come una volta per limitare le spese si riveste di tanti significati persi da tempo: un ritrovato senso del “casalingo” che si affianca ad una “recuperata” dimensione dello spazio familiare.

Ecco solo alcuni esempi di come si cambia con la crisi economica…


>>Sfruttamento generalizzato

La crisi economica porta sempre più disoccupazione nei paesi dell’eurozona. Ma non è tutto.

Le varie aziende per competere nel mercato globalizzato con quelle dei paesi emergenti come Cina, India e Brasile cercano sempre più lavoratori da pagare con salari molto bassi o bassissimi. Per questo le aziende si spostano e si localizzano in paesi dove la manodopera costa meno.

Nel passato ci sono state sempre forme di schiavitù: pensiamo un attimo o agli Egizi o ai Romani oppure agli schiavi negri che andavano a lavorare nelle piantagioni americane nei secoli scorsi.

I lavoratori di oggi ricevono salari veramente bassi per permettere alle aziende europee o americane di competere con quelle cinesi o indiane: è una forma di schiavitù contemporanea e la Cina, paese comunista come tutti sappiamo, sembra più un regime dittatoriale fascista per molti aspetti.

Quindi siamo all’alba di un mondo con nuove forme di schiavitù attuate in ogni angolo del pianeta grazie al mercato globalizzato.

Molti parlano da anni della fine del neoliberismo, della fine del capitalismo: che esso sia finito o stia finendo non importa tanto; ciò che importa davvero è che stia degenerando in forme parossistiche di sfruttamento generalizzato.

Perciò dai Romani ad oggi, per alcuni punti di vista, le cose non sono cambiate e questo è evidente a tutti.